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Djokovic e i record: "I 109 titoli di Connors? Posso provarci, anche se..."

"Fonseca - spiega inoltre il serbo - non è l'unico giovane che si sta imponendo: pensiamo a Mensik, a Tien. Non so nemmeno come chiamarla, questa new new new generation, ma di certo busserà alla porta di Sinner e Alcaraz nei prossimi anni”

24 marzo 2025

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La carriera di Novak Djokovic sta diventando talmente lunga che ogni settimana c'è un record in agguato. Stavolta è quello delle vittorie nei 1000, raggiunto dopo il successo sull'argentino Camilo Ugo Carabelli in due set meno facili di quanto si poteva pensare. Ma la partita si prende poco spazio, nelle dichiarazioni di Nole post-match. 

NOVAK DJOKOVIC

“Per me - spiega il serbo - è bellissimo vedere tante famiglie e tanti bambini sulle tribune di un torneo. E adoro questa tradizione che c'è a Miami di entrare in campo con i bambini: ci aiuta a stemperare un po' la tensione prima della partita. Alla bimba che mi ha accompagnato ho chiesto se era la prima volta che faceva questa esperienze altre piccole cose, ha 7 anni e ovviamente era molto nervosa, dunque ho cercato di metterla a suo agio”.

Di record in record, ce n'è un altro che non è lontano, i 109 titoli di Jimmy Connors.

“Il record di Connors? Forse è qualcosa che ancora posso tenere nel mirino, anche se oggi è diventato più difficile di un tempo, considerato che non so quanto ancora resterò nel circuito. Connors è una persona che stimo e più volte lui ha dimostrato di supportarmi”.

Spazio anche all'argentino Gomez, suo compagno di allenamenti e recentemente emerso per uno sfogo drammatico in merito alla sua situazione psicologica.

“Con Federico ci siamo allenati proprio prima del match, ma i tempi erano stretti e non abbiamo avuto tempo di parlare. Ma dopo quello che ha scritto ho detto che per lui ci sarei stato in ogni momento, se avesse avuto bisogno di qualcosa. Spero che ci alleneremo ancora e spero di avere più tempo per affrontare l'argomento. Nel suo sfogo ho trovato dei punti in comune con sensazioni che avevo provato anche io in passato: del resto tutti noi dobbiamo affrontare momenti complicati a volte”.

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Nole poi rinnova i suoi propositi Slam: “Oggi la mia stagione non ha più come focus il numero 1 o la classifica. Mi interessa essere pronto per i tornei del Grande Slam. Cerco di sfruttare al meglio i periodi di allenamento col mio team per poter costruire fisico, mente e gioco in modo da mantenermi competitivo al massimo livello quando serve”.

E sui giovani, ha le idee chiare: “Fonseca? Se ne sta parlando molto da diversi mesi e lui senz'altro merita questa attenzione. È un giocatore potente e completo, ha tutti i colpi e può crescere tanto, ma ciò che colpisce è la sua capacità di trarre il meglio di quello che ha nei momenti delicati di una partita. Inoltre, come ho già detto in passato, è importante per il tennis che venga da un grande Paese come il Brasile, che ha un grande potenziale nel nostro sport. Ma non è l'unico giovane che si sta imponendo: pensiamo a Mensik, a Tien. Non so nemmeno come chiamarla, questa new new new generation, ma di certo busserà alla porta di Sinner e Alcaraz nei prossimi anni”.

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ALEXANDRA EALA

Nel torneo femminile, invece, è giunta la vittoria più prestigiosa in carriera per Alexandra Eala, filippina, prodotto della Rafa Nadal Academy. A farne le spese, Madison Keys. “Devo ancora realizzare quello che è successo, ma sono sicuramente orgogliosa di quanto ho fatto e metto tanta benzina in corpo per i prossimi appuntamenti. So che ho delle partite da giocare qui ma devo anche fermarmi e capire che ho compiuto qualcosa di grande”.

“L'Academy ha formato la persona che sono negli ultimi 7 anni, anche se devo dire grazie alla mia famiglia ovviamente, in primo luogo. Nelle Filippine non ho avuto nessun modello da imitare in questo sport, ma questo non significa che ora i miei giovani connazionali debbano prendere esempio da me. Possono prendere esempio da chiunque sia importante ai loro occhi”.

“Mio nonno era un giocatore di club e mi ha portato in campo, insieme a mio fratello è stata la persona che mi ha fatto amare il tennis da bambina. Poi a 13 anni c'è stata questa decisione di partire per la Spagna, cambiando tutto. In un certo modo per me fu uno shock, perché la mia vita fu stravolta. Ma sapevo di dover lasciare il Paese per migliorare”.

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