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Tutto quello che c'è da sapere sul marchigiano Luca Nardi che a Dubai giocherà il suo primo quarto di finale ATP
26 febbraio 2025
Luca Nardi nasce a Pesaro il 6 agosto del 2003. Il padre Dario, notaio in uno studio della città, gli trasmette la passione per lo sport e per la squadra di calcio del Napoli. Ma è guardando il fratello Niccolò che scatta l'amore per il tennis. “Era inevitabile che prima o poi vedendolo giocare mi avvicinassi anche io a questo sport" spiegava tempo fa a Luca Fiorino in un'intervista pubblicata sul sito della Federazione Italiana Tennis e Padel.
Il suo talento precoce emerge al Lemon Bowl, nelle categorie under 10 e under 12, e in particolar modo al torneo Les Petits As di Tarbes nel 2017, una sorta di Campionato del Mondo under 14, al quale hanno partecipato in passato anche Rafael Nadal, Roger Federer, Andy Murray e il grande idolo di Nardi, Novak Djokovic. Il marchigiano vinse il titolo in singolare, battendo un certi Holger Rune in semifinale e Hamad Medjedovic in finale, e in doppio, tabellone al quale partecipavano anche Rune e un allora tredicenne Carlos Alcaraz in coppia. Nardi è rimasto amico di entrambi, anche se in carriera non è mai riuscito, nemmeno da junior, a battere il murciano.
“Fu una grande settimana - ricordava nella stessa intervista -. Non avevo alcun tipo di aspettativa alla vigilia perché non toccai la racchetta la settimana prima del torneo a causa di un forte virus intestinale. Più vincevo e più mi sentivo sollevato di aver passato almeno un turno. È stata un’esperienza bellissima da cui ho imparato tanto”.
Nardi fa il suo esordio tra i professionisti a giugno 2018 e si spinge fino ai quarti nell’ITF da 15mila dollari di Sassuolo diventando, all’età di 14 anni e 10 mesi, il più giovane tennista italiano di sempre ad aver ottenuto un punto nel ranking ATP. Non è un anno facile perché in pochi mesi cresce di quasi 20 centimetri e anche alzarsi dal letto diventa faticoso.
Ma la passione per il tennis resta forte. A 16 anni decide che sarà la sua strada. Nel 2019 si trasferisce al Centro Tecnico Federale di Tirrenia ma continua comunque a frequentare, in presenza e per corrispondenza, il "Marconi" di Pesaro, un liceo scientifico con indirizzo sportivo.
A marzo 2020 conquista il primo dei suoi tre trofei ITF vincendo il 15mila dollari di Sharm El Sheikh (gli altri sono Genova e Madrid nel 2021): nell’ottobre dello stesso anno, il debutto nel circuito ATP ad Anversa, grazie ad una wild card (è n.917 ATP), dove esce al primo turno per mano dello statunitense Giron, n.94 ATP, al quale strappa un set. A fine anno è numero 787 ATP.
Il primo dei suoi cinque titoli Challenger arriva invece ad inizio 2022 sul veloce indoor di Forlì, quando è solo n.364 del ranking: poi concede il bis a Lugano in aprile ed il tris a Maiorca (cemento all’aperto) a fine agosto. Nella stessa stagione, grazie ad una wild card, gioca per la prima volta gli Internazionali BNL d’Italia a Roma perdendo al primo turno contro il britannico Norrie. Quindi debutta nelle qualificazioni di uno Slam al Roland Garros di Parigi dove è fermato dallo spagnolo Zapata Miralles ad un passo dal main draw. Resta memorabile anche il suo primo successo in un torneo ATP, ad Astana, a ottobre del 2022. Allora diciottenne, da numero 152 del mondo, Nardi supera le qualificazioni eliminando al turno decisivo David Goffin dopo aver salvato tre match point, e nel primo turno del main draw riesce a sconfiggere il russo Shevchenko. Si ferma solo dopo due tie-break contro Stefanos Tsitsipas. “Sono rimasto colpito dal livello di gioco impressionante che è stato in grado di mantenere per tutta la partita” ha detto il greco del giovane marchigiano, che avrebbe chiuso la stagione da numero 135 del mondo.
Nel 2023 a Monte-Carlo raggiunge per la prima volta il secondo turno in un “1000” (stoppato da Musetti) dopo essere partito dalle qualificazioni. Vince anche il quarto ed il quinto titolo Challenger a Porto e a Matsuyama. Grazie al titolo in Giappone si assicura un posto alle Next Gen ATP Finals di Jeddah. Un'esperienza che si concluderà con l'eliminazione nel girone.
A fine stagione cambia tutto il suo team e sceglie di allenarsi all’Academy di Giorgio Galimberti. Inizia il 2024 al n.118 del ranking e dopo l’uscita di scena al secondo turno delle “quali” dell’Australian Open arriva in finale nel Challenger di Chennai perdendo dal “padrone di casa” Nagal una sfida che valeva l’ingresso in top 100.
L'ingresso tra i primi 100 sarà comunque solo rimandato, al termine del Masters 1000 di Indian Wells 2024, un torneo che resterà sempre speciale. Nardi viene ripescato come lucky loser al posto in tabellone dell’argentino Etcheverry che è testa di serie (e dunque gode di un “bye” all’esordio.
Entra in gara direttamente al secondo turno e supera il cinese Zhang (primo successo su un top 50). "Ero tesissimo prima di quel match. Sapevo che vincendo avrei potuto affrontare Djokovic. Dopo la vittoria ho visto tutta la sua partita contro Vukic - ha raccontato ad Arianna Nardi per SuperTennis l'anno scorso-. La notte prima non ho dormito tanto. il giorno della partita non riuscivo a stare fermo con le gambe". Il momento della grande sfida arriva. Nardi sfida e batte Djokovic, il suo idolo. "In campo ho sentito una tranquillità estrema. Volevo godermi il momento e direi che è andata piuttosto bene. Ho avuto una sensazione di euforia per tutta la notte dopo la partita e tutto il giorno successivo. Appena sono tornato a casa, i miei si sono messi a piangere di gioia. Ho cercato di parlarne ma non più di tanto, perché volevo staccare un po' da quella partita" ha raccontato. "Ho avuto bisogno di un po' di giorni per metabolizzarla anche perché con quella vittoria sono entrato nei primi 100: raggiungere un obiettivo così importante e farlo battendo Djokovic in un torneo di questo livello, in uno stadio così grande è stata un'emozione in più".
Luca Nardi dagli inizi all'impresa contro Djokovic
La corsa si ferma uno step più in là, ma rimane la sua esperienza migliore in un Masters 1000. Eliminato nelle qualificazioni a Miami, Nardi vince poi a Napoli il suo primo titolo Challenger sulla terra rossa superando in finale Pierre-Hugues Herbert in rimonta. Ma in primavera, dopo appena quattro mesi, annuncia la conclusione del rapporto di collaborazione con Galimberti, e torna ad allenarsi con il suo primo allenatore Francesco Sani presso il circolo Baratoff di Pesaro. Poco tempo dopo, come immediata conseguenza del secondo turno agli Internazionali BNL d'Italia, raggiunge la posizione n. 70 nella classifica ATP: ancora oggi è il suo best ranking.
I risultati non migliorano: primo turno al Roland Garros e allo US Open, secondo turno sull'erba a 's-Hertogenbosch. Esce anche dalla Top 100. Dopo l'ultimo Slam del 2024, annuncia una nuova collaborazione, con il coach Federico Ricci, anche questa di breve durata. A livello Challenger a fine stagione vince il titolo a Rovereto, in finale su Francesco Maestrelli, e Helsinki, dove viene sconfitto da Kei Nishikori in tre set. Rientra così tra i primi 100 del mondo e chiude la stagione da numero 92.
Nel 2025 rimanda ancora la prima vittoria in uno Slam. Senza un coach fisso, raggiunge la finale al Challenger di Coblenza e gli ottavi all'ATP 500 di Doha, fermato solo dall'amico Alcaraz, prodigo di complimenti dopo il match. "Stava già facendo una buona partita: poi all'improvviso ha iniziato a giocare a un livello più alto di quello che aveva avuto fino a quel momento. Il punteggio era di 61 4-1 e 40-40: abbiamo fatto un paio di buoni scambi, ma Luca ha iniziato a giocare come se fosse il numero uno del mondo".
Il livello di tennis mostrato a Dubai confermano la bontà del percorso del marchigiano. Il suo è un gioco vario, elegante, ricco di opzioni e soluzioni, come abbiamo sintetizzato in questa gallery del 2024. Per questo più difficile da tarare al meglio.
I colpi di Nardi uno per uno
Ma quanto visto a Doha e Dubai lascia ben sperare per l'efficienza con i colpi di inizio gioco, la continuità e la profondità con cui ricorre al diritto per aprirsi il campo, la sicurezza nella ricerca della rete. La consapevolezza più matura con cui sembra affrontare questa fase della sua carriera si traduce in un tennis meno discontinuo, pratico ma non per questo beno bello. Un tennis che può aprirgli tutte quelle grandi prospettive solo preannunciate quando stupiva il mondo da Under 14.