Da dentro, Fabio Fognini si rode dalla rabbia: a lui non gliene va bene una, all’avversario gli funziona incredibilmente tutto e, in quel salotto buono dov’è stato invitato per la prima volta - ed è il primo italiano a fare passerella -, non può nemmeno sbraitare, arrabbiarsi, urlare e gettare la racchetta. Ma, trattenendosi, così tanto non può nemmeno tentare di scuotersi e rovesciare un match che, tecnicamente, potrebbe vincere. La sua frustrazione cresce, si dilata, si moltiplica, implode, anche proprio per la presenza dei quella coppia di eroi della racchetta che, in modo esemplare, gli suggeriscono quel che lui sa. Rafa, in spagnolo, nella seconda lingua di Fabio che vive a Barcellona, con qualche colorita imprecazione, lo esorta ad accettare la situazione, a insistere, a star lì, Roger, col suo fare più flemmatico, ma insieme deciso, da padre di due coppie di gemelli, sbotta. “Basta, adesso non voglio più vedere negatività”.