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Campioni internazionali

La cometa Felix promette felicità, nel nome di Ashe

A Rotterdam, si è disputata la prima finale ATP tra due giocatori di colore dopo Monfils-Tsonga di Doha 2012. La sfida, che si è chiusa con il secondo successo di fila del francese nel torneo, promette di aprire una nuova porta al tennis maschile

di | 17 febbraio 2020

Felix Auger Aliassime, finalista a Rotterdam

Felix Auger Aliassime, finalista a Rotterdam

La finale di Rotterdam fra Gael Monfils e Felix Auger Aliassime non è stata solo la grande rivincita dell’immenso talento fisico e tecnico del moro di Francia e l’ennesimo passo avanti del fenomeno di domani, “made in Canada”, il predestinato che condivide la data di nascita dell’8 agosto con Roger Federer. 

E’ stata anche la prima finale sull’ATP Tour fra due giocatori di colore, ben otto anni dopo Monfils-Jo Wilfried Tsonga di Doha 2012. Una finale che promette di aprire una nuova porta al tennis maschile, in nome del 19enne di Montreal, dal gioco ugualmente potente, vario ed intelligente, che può attrarre più di quello, difficilissimo, di Lamonf, peraltro maturato soltanto a 33 anni e ormai a fine carriera. Così come l’amico Tsonga, 34 enne, appena rigenerato dopo più infortuni, che però sta sparando le ultime cartucce del suo tennis offensivo. 
 
All’alba del Duemila, le sorelle Williams hanno sdoganato il tennis nero rinverdendo i fasti della pioniera Althea Gibson, regina della classifica mondiale e di cinque Slam alla fine degli anni Cinquanta. Dopo gli sprazzi di Leslie Allen, Zina Garrison, Lori McNeil e Chanda Rubin, vincendo tutto quello che si poteva vincere, Venus e Serena hanno attratto migliaia di giovani nere, lasciando in scia una bella eredità con Sloane Stephens, Madison Keys, Taylor Townsend, Coco Gauff, Sachia Vickery, Brienne Minor (per citare solo le più note). Invece, il seme gettato da Arthur Ashe, anche lui numero 1 del mondo e campione di 3 Slam alla fine degli anni Sessanta ha attecchito subito, con sei neri fra i top 100, sfruttando il canale del college, ma poi sempre più sporadicamente. Perché il tennis costa troppo in generale e negli Stati Uniti taglia in partenza ai giovani neri la via tradizionale della scuola. 
Malivai Washington, Chip Hooper e James Blake hanno regalato qualche acuto, ma poi ci sono state solo grandi speranze, da JJ Jackson a Scoville Jenkins, da Donald Young a Frances Tiafoe, che è l’unico vero prospetto in grado di trainare l’enorme mercato dei tennisti neri d’America, ma probabilmente non ha i numeri giusti per sostenere il paragone con Pete Sampras ed Andre Agassi. Figurarsi le aspettative che lo accompagnano.

Nel nome della genìa delle ex colonie francesi, la cometa Felix (Auger Aliassime) promette molto di più della prateria a stelle e strisce, promette di rinverdire le gesta dell’ultimo campione Slam di Francia, Yannick Noah, nel lontanissimo 1983. Se, infatti, papà Rufin Monfils è emigrato da Guadalupe, e mamma Sylvette è della Martinica, se papà Didier Tsonga è nato in Congo e ha sposato la francese Evelyne, papà Sam Aliassime è del Togo, e mamma Marie Auger è della provincia canadese del Quebec. 

Felix Auger Aliassime, finalista a Rotterdam

Questo mix di culture e di esperienze, unite alle difficoltà d’ingresso e di vita nelle battaglie per l’emigrazione sono sicuramente molle superiori a quelle dei ragazzi neri d’America, subito viziati dallo show business alla disperata ricerca di testimonial. E quindi Felix, che ha personalità ed eleganza, ed anche potenzialità che possono aspirare al confronto col mitico Arthur Ashe, ambisce a un ruolo molto alto. Come campione e come simbolo di un tennis nero mai esploso veramente. Mentre è la base di tanti sport.
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