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Paula ha parlato degli infortuni e del peso delle aspettative in una lunga e densa intervista per Tennis Insider Club, canale YouTube di interviste a giocatori e giocatrici curato dall’ex Top 10 francese Caroline Garcia
28 febbraio 2025
Paula Badosa tornerà in Top 10 la prossima settimana. Solo un anno fa di questi tempi era fuori dalla Top 70 e la scorsa estate era scivolata fino alla posizione numero 139. Degli infortuni e del peso delle aspettative ha parlato in una lunga e densa intervista per Tennis Insider Club, canale YouTube di interviste a giocatori e giocatrici curato dall’ex Top 10 francese Caroline Garcia.
“Il tennis è uno sport difficile da gestire, a 18, 19 anni, ma forse nemmeno a 25 sei pronto a gestire tutto questo” ha spiegato. Questi i temi più interessanti toccati nello show dalla spagnola.
GLI INIZI NEL TENNIS
"La mia famiglia proviene da un mondo totalmente diverso, il mondo della moda. Sono nata a New York, ho vissuto lì fino ai sette anni poi siamo tornati in Spagna. La prima estate, siamo andati in un tipico campo estivo con i miei cugini. Il primo sport che ho praticato alle 9 del mattino è stato il tennis e me ne sono innamorata. C’era un allenatore che era incredibile: ho avuto una connessione istantanea con lui e non il tennis. Da allora, ho avuto molto chiaro che volevo diventare una professionista. Mi piaceva solo l'idea di giocare e l'idea di competere ogni anno, ogni settimana".
LA PRESSIONE E LE ASPETTATIVE
"Amo questo sport, ma ovviamente c'è un momento nella tua vita in cui diventa anche un lavoro, aumentano così pressione e responsabilità. Ci sono così tante aspettative che è molto difficile da gestire perché, come dico sempre, il tuo cervello non è preparato a gestire tutto questo a 18, 19 anni, ma nemmeno a 25. Sei forse pronto per questo quando hai 40 anni, ma per noi è troppo tardi.
Sei costretta a maturare molto velocemente. Penso sia per questo che nel mio caso, non mi vergogno mai di dirlo, sono passata attraverso la depressione e ho avuto problemi di salute mentale. Le aspettative erano super alte ma il mio livello o la mia capacità mentale non erano pronte per questo".
LA DEPRESSIONE
"Quando ci penso e quando guardo indietro, sono felice di aver passato tutto ciò perché penso che mi abbia reso il giocatore o la persona che sono e mi considero un combattente. Ammirò di più le carriere che ho avuto, come i picchi e i bassi. Sono stati molto difficili, ma noi cerchiamo di affrontarli e diventiamo più forti.
Tutti noi abbiamo una personalità ossessiva: vogliamo sempre di più, non è mai abbastanza. Penso che questo faccia parte del nostro DNA, sai. Ma, penso anche che la pressione intorno non sia mai facile da gestire. Nel mio caso sentivo la pressione che metto su me stessa, ma le persone che avevo intorno a me non erano le migliori che potessi avere. Rendermene conto, e cambiare completamente le persone che ho intorno a me, mi ha cambiato la carriera".
Badosa story: dal Roland Garros (Under 18) a Indian Wells
L’IMPATTO DELLE CRITICHE
"Gli infortuni mi hanno cambiata. Certo, non sarò mai super felice quando perdo, ma mi sto godendo un po’ di più il viaggio. A volte mi fermo a pensare e mi dico: sei davvero fortunata. E non l’avevo mai fatto prima questo, non l'ho mai detto prima. Prima del mio infortunio, volevo sempre di più, era tutta un: lei ha vinto quel titolo, io ne devo vincere tre. Ora sto andando bene e sono felice. Sono orgogliosa di me stessa, quello che mi è successo ha completamente cambiato il mio modo di pensare.
Tutti pensiamo di non essere abbastanza finché non vinciamo uno Slam ma non è così. Anche se è proprio questa la parte dura del nostro sport, sembra non sia mai abbastanza. Quando ero al top, ho vinto Indian Wells, ero numero 2 del mondo… ma perché non sei numero uno?
Quel titolo mi ha reso molto orgogliosa ma il periodo successivo è stato quello in cui ho sofferto di più in campo. Avevo iniziato l'anno da numero 75 del mondo, l’ho finito da numero 2: all’improvviso ero un bersaglio per le altre e non mi era mai capitato prima. Arrivavano anche tante critiche e non le capivo. Mi chiedevo: sto solo giocando a tennis, perché mi dicono tutto questo? Purtroppo mi sono resa conto che anche questo fa parte del lavoro, anche se non dovrebbe. Penso che le persone non capiscano l'impatto che possono avere sugli atleti. Alla fine, siamo persone come gli altri.
[Anche per questo] credo sia importante avere qualcuno che ti segua dal punto di vista mentale. Come dico sempre andiamo in palestra ogni giorno per allenare i nostri muscoli, ma non lavoriamo su quello che pensiamo 24 ore su 24, 7 giorni su 7."
La felicità di Paula Badosa per aver raggiunto la sua prima semifinale Slam(foto Getty Images)
L’INFORTUNIO DEL 2023
"Non sono mai stata troppo paziente, per cui insistevo per provare a iscrivermi a un torneo anche se non ero al 100%. Il mio team mi avvertiva, mi diceva che era un infortunio delicato, io insistevo: posso giocare con il tutore. Non avevo mai avuto infortuni, non accettavo di fermarmi, volevo sentirmi ancora una tennista. Fino a quando ho sofferto una frattura da stress alla vertebra L4. A Roma, nel giorno di riposo tra una partita e l’altra, ho fatto un rovescio incrociato e ho sentito qualcosa di strano. Ho continuato a giocare con antidolorifici. Ho giocato altre due, tre partite ma ero distrutta. Non riuscivo nemmeno a dormire. Ho fatto una risonanza magnetica. Stavo andando al Roland Garros, i medici hanno detto: devi fermarti minimo tre, quattro mesi. E io: no, sto andando al Roland Garros, giocherò. Loro hanno insistito: devi fermarti. Quindi, sì, quello è stato l'inizio.
Il primo errore è stato non fermarmi, ho provato anche a giocare Wimbledon dopo il Roland Garros e i tempi di recupero si sono allungati. Ho provato a iscrivermi anche in Canada, poi mi ho dovuto fermarmi completamente".
I DUBBI SUL RIENTRO
"Ho avuto molti dubbi sul recupero, perché i feedback dei medici non erano buoni: avevo molta paura. Erano molto negativi, continuavo a dirmi che si sbagliavano ma sentivo dolore. A gennaio, febbraio 2024 i medici mi hanno detto: proviamo a darti un’ultima possibilità con iniezioni, se dovrai operarti non tornerai più ad alto livello. Non sapevo cosa fare.
A Madrid ho iniziato a vedere per la prima volta un po’ di luce. Il torneo in realtà è andato male ma ho parlato con il mio team e ho deciso che dovevo tornare a lavorare con le persone che erano accanto a me quando le cose andavano bene per me, nel 2021: lo stesso coach, lo stesso allenatore, lo stesso preparatore, lo stesso psicologo, lo stesso nutrizionista. Ero in mezzo al mare, ma sono così: se sento di fare una cosa la faccio. Ero fuori dalla Top 100 ma potevamo farlo funzionare. Ricordo che mi chiesi: quante settimane mi servono per sentirmi bene di nuovo? Dopo, ho fatto l’ultima iniezione di cortisone dell’anno, ho cambiato completamente modo di mangiare e di allenarmi e mi ha aiutato a sentirmi sempre meglio".
Paula Badosa e Stefanos Tsitsipas
PRESENTE E FUTURO
"Ora cerco di non darmi obiettivi di classifica o di titoli da vincere, ma di puntare a cosa fare meglio, e di questo parliamo anche con il mio team. Voglio andare giorno per giorno. Certo, mi resta il desiderio di vincere uno slam, un grande torneo, di arrivare sempre in fondo e affrontare le migliori del mondo nei grandi stadi, ma sono più sogni che obiettivi da raggiungere.
Guardando avanti e pensando al futuro, mi piacerebbe aiutare i bambini, magari aprire un'accademia legata allo sport. Mi piace anche molto la moda".
L'AMICIZIA CON LE RIVALI
"Ho un buon rapporto con le altre giocatrici, lo adoro. Non ho nessun problema, ho sempre saputo come separare la vita e lo sport perché sono molto competitiva: in campo non ci sono amici, ma poi fuori possiamo andare d’accordo. Ho amiche e amici nel circuito, è bello che lo sport mi abbia dato anche questo. Penso che le donne stiano davvero cambiando, come la nuova generazione rispetto a quelle passate".
L'abbraccio affettuoso tra Paula Badosa e Aryna Sabalenka a fine match (foto Getty Images)
SHARAPOVA ISPIRAZIONE
"Maria aveva questa mentalità diversa, voleva essere un’atleta e non solo, voleva essere di più e questo mi è molto piaciuto di lei. È stata un’ispirazione per me, per come essere un atleta e poi per come ha costruito il suo business da donna d'affari, forte e indipendente".
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