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Le storie

Sinnergia: tre mesi di sospensione a Jannik? Una pausa ci voleva…

Per chi l’ha visto crescere, lo ha seguito trepidando nella sua scalata alla prima posizione mondiale attraverso tanti momenti difficili e vive ormai in Sinnergia con lui, i tre mesi di stop stabiliti dalla WADA sono una boccata d’ossigeno. Può smettere di spiegare ad amici e conoscenti la sua assoluta innocenza e risparmiare un po’ le coronarie in vista delle sfide future: Roma, Parigi, Wimbledon…

di | 23 febbraio 2025

Diventare Sinner, il volume che racconta la storia della formazione di Jannik, è alla terza ristampa

Diventare Sinner, il volume edito da Giunti, che racconta la storia della formazione di Jannik, è alla terza ristampa

Tre mesi senza Jannik. Già ci è mancato questo weekend: fuori fa freddo umido e la finale dell’ATP 500 di Doha sarebbe stata il classico appuntamento sul divano, con gli altri in casa che ogni tanto corrono in soggiorno per capire se le urla, i lamenti o le imprecazioni strozzate corrispondono a seri problemi di salute del parente davanti alla tv o a semplici fasi di gioco di una partita di tennis vissute con eccessivo trasporto dal soggetto in questione.

Però, in fondo, che boccata d’ossigeno. Che bello prendersi una pausa da quell’ansia. Quell’ansia che ti prende davanti al teleschermo già sul 3-4 del primo set contro un Tristan Schoolkate qualsiasi, n.173 del mondo, wild card, al secondo turno degli Australian Open. Ohi, questo serve benissimo, viene sempre a rete con la sicurezza di un Pat Cash, ha il gioco giusto per non dare ritmo a Jannik.

E dopo il primo set, perso al tie-break, si comincia a camminare avanti e indietro, battiti sopra 100: ohi, qui si mette male. Questo da destra serve troppo bene, ha studiato Jannik a fondo, non sbaglia una mossa. E sta dando anche agli altri un’idea di come mettere in difficoltà Jannik. Insomma un tormento, anche quando non ce ne sarebbe bisogno.

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Vivere in Sinnergia

D’altra parte immedesimarsi è inevitabile quando vivi in Sinnergia. E’ una forma nuova di sinergia che credo non siamo in pochi a sperimentare da quando Jannik è diventato Sinner. "Sinergia" secondo l’Enciclopedia Treccani* è: azione combinata e contemporanea, collaborazione, cooperazione di più elementi in una stessa attività, o per il raggiungimento di uno stesso scopo o risultato, che comporta un rendimento maggiore di quello ottenuto dai varî elementi separati.

"Sinnergia" è aver seguito la storia di formazione di Jannik sin dall’inizio, esserne diventato istintivamente un sostenitore come se si trattasse di uno di famiglia, perché è bello vedere un ragazzo inseguire il suo sogno con tanta determinazione. E finire per tarare il ritmo delle proprie stagioni, delle settimane, delle giornate (qualche volta delle tue notti), con le sue. D’altra parte, pensi, se non sei lì corpo e spirito a seguire le sue partite punto a punto, come Simone e Darren dal box, quella bella Sinnergia, che ti fa sentire meglio, potrebbe spezzarsi.

In un mondo così difficile come quello odierno, Jannik è la buona notizia, il ragazzo con i capelli rossi che lavora sodo per vincere e lo fa senza diventare un altro, senza andare su un altro pianeta. Uno che vince gli Slam, diventa un n.1 multimilionario ma a Natale vuole essere con le persone cui vuole bene, esattamente come succede a te.

Uno che non spacca le racchette perché costano: ha smesso da poco di incordarsele da solo, per risparmiare. Uno che non si straccia le vesti quando perde e non si esalta troppo quando vince. E telefona a casa sperando di non disturbare. Insomma una bella storia umana da vivere insieme, in Sinnergia. Perché ti fa star meglio. Fa star meglio te e quelli come te (“Ehi, a che ora gioca oggi il ragazzo?) che non si perdono una partita. E a quanto pare fa stare meglio anche lui, che sente il supporto delle gente: quando vince dice che quello è il suo modo di dire grazie.

Trionfo e disastro: che impostori!

Certo la Sinnergia non è solo gioie, anzi: assomiglia tanto alla vita. Jannik è uno a cui tieni. “Il ragazzo” è un parente stretto. Come fai a star tranquillo quando gioca (o quando comunque è sotto i riflettori). Gli scruti le linee del volto nei primi piani. Quello che non dice lo leggi nelle minimali espressioni del viso, negli sguardi rivolti alla panchina di "Simo" (Vagnozzi) e Darren (Cahill), nelle loro maschere, nei piccoli gesti.

Aveva solo 13 anni quando gli hai visto tirare i primi colpi al Foro Italico. Un pochino lo conosci anche se incontrandolo nelle sale stampa o interviste il massimo della confidenza rimane un “Ciao” invece di “Buongiorno”. Quando soffre, si vede. E nell’anno in cui ha vinto tutto e di più, ha sofferto parecchio.

Chi lo conosce, lo segue, si è appassionato alla sua storia, ha sofferto e gioito con lui. Tanti l’hanno fatto andandosi a leggere “Diventare Sinner”, il racconto dettagliato, ricavato dalle fonti originali (maestri di sci e di tennis, tutto il database dei suoi risultati giovanili) della sua formazione di tennista e di persona, ricostruito dal sottoscritto insieme a Michelangelo Dell’Edera e Alessandro Mastroluca.

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Se ripercorri tutti i passaggi, partendo dalle montagne della Val Pusteria, capisci perché “il ragazzo” è fatto così, parla così, pensa così. Perché ha fatto certe cose e perché di sicuro non ne ha fatte altre.

Vuoi vederlo volare esattamente come lui vuol volare alto. Lo vuoi per lui ma anche per te. Regala emozioni positive, da pelle d’oca: ti fa star bene.

Soffri ed esulti con lui, Trionfo e Disastro sono scritti sulla tua porta di casa, come a Wimbledon. E lui c’è per aiutarti a capire come trattare entrambi da impostori. Il libro sta piacendo, l’editore Giunti è alla terza ristampa.

Il bello della pausa

I tre mesi di pausa Sinnergica arrivano dunque come una manna dal cielo. Si respira un po’. Anche perché le prospettive per il futuro prevedono tanti momenti di fiato sospeso mentre lui va a caccia dei titoli che gli mancano, che sono tanti e splendenti.

Per esempio quello degli Internazionali BNL d’Italia, che non si colora d’azzurro dal 1976 e per il quale Riccardo Piatti lo vedeva destinato già quando lo aveva portato a palleggiare sui campi del Foro Italico in quel 2015 in cui capitò di vederlo scambiare sul campo n.8 con l’austriaco Julian Knowle.

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“In questi giorni qui a Roma c’è anche un ragazzino italiano che in giorno sarà protagonista su questi campi. Si chiama come Noah (l’ex grande campione francese Yannick Noah n.d.r.)”, ci disse il tecnico comasco in players’ lounge. Era sicuro di quello che diceva: in Sinner aveva visto la predisposizione e le qualità del giovane Djokovic, che aveva allenato per una stagione quando il serbo aveva 18 anni.

Dopo Roma arriverà Parigi, dove lo scorso anno Jannik era arrivato in semifinale nonostante fosse poco preparato a causa dell’infortunio all’anca. Come impedirci di sognare un esito migliore?

E a seguire ci sarà da godere la stagione sull’erba con Wimbledon, dove venne sconfitto da Medvedev nei quarti, una partita condizionata da un malore tra il secondo e il terzo set. Vogliamo nasconderci che il vero sogno di quest’anno, suo e nostro, sarebbe proprio il primo titolo ai mitici Championships?

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Tanto fiato risparmiato

Dunque ci sarà da tenere il fiato sospeso tante volte. Intanto godiamoci la balla sensazione di non doverlo più sprecare per spiegare a tutti i nostri amici, parenti, conoscenti (quelli che sanno che il tennis “da guardoni”, come diceva dei giornalisti il maestro Gianni Clerici, è il nostro mestiere) che Sinner è innocente, non si è mai dopato, né ci ha nemmeno mai pensato. Quante volte ce l’hanno chiesto e richiesto, anche per il fatto che alcuni nomi altisonanti del tennis mondiale (Nick Kyrgios, Stan Wawrinka, il vecchio Evgeny Kafelnikov, e nel suo stile furbetto anche sua maestà Novak Djokovic) lo hanno preso di mira per la vicenda del Clostebol.

Una polemica destinata a sgonfiarsi nel giro di qualche settimana (per i più incalliti dietrologi) sulla quale (per chi guarda alla sostanza dei fatti) hanno messo la definitiva pietra tombale le dichiarazioni di Ross Wenzel, General Counsel della Wada (l’agenzia che aveva fatto appello contro l’assoluzione di Sinner e che ha concordato con lui tre mesi di sospensione per “responsabilità oggettiva” nei confronti dell’operato del suo team).

"Wada ha condotto una significativa indagine dal punto di vista scientifico, non solo sui fatti - ha spiegato in un’intervista a Sky UK martedì 19 febbraio - C’è una versione dei fatti assolutamente comprovata dall’inizio alla fine. Quello che è successo è molto chiaro. Ma abbiamo fatto indagini anche dal punto di vista scientifico. Wada ha consultato diversi esperti ottenendo le stesse risposte. Le due positività del marzo 2024 semplicemente non sono compatibili con il doping intenzionale, nemmeno attraverso micro-dosaggi”.

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E’ la Wada che chiude il caso

“Posso aggiungere una cosa, che non è stata ancora dichiarata ufficialmente dalla Wada ma che credo sia importante dire per la prima volta – ha aggiunto il dirigente dell’agenzia mondiale anti-doping - Sono stati controllati tutti i campioni dei test sostenuti da Sinner nei 12 mesi precedenti alle due positività del marzo dello scorso anno. Lo scopo era cercare ogni indizio simile, ogni possibile traccia della sostanza incriminata in tutti i campioni. La risposta da parte di tutti i laboratori su un numero così grande di campioni è stata che non è stato trovato nulla. Qualsiasi cosa la gente possa pensare di questo caso, è chiaro che questo non è un caso di doping o di comportamento scorretto”.

Se a questo aggiungiamo il fatto che, il tipo di soluzione compromissoria (qualcuno lo definisce patteggiamento) utilizzato nel caso di Jannik è stato utilizzato dalla Wada (lo dice sempre Ross Wenzel) ben 67 volte da quando esiste la norma, cioè dal 2021, possiamo dire che il caso è chiuso? Chi non fosse ancora d’accordo si rassicuri: la nostra Sinnergia non è stata intaccata di un millimetro. Anzi è diventata più forte.

 

 

 

*sinergìa s. f.– Azione combinata e contemporanea, collaborazione, cooperazione di più elementi in una stessa attività, o per il raggiungimento di uno stesso scopo o risultato, che comporta un rendimento maggiore di quello ottenuto dai varî elementi separati


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