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L'attuale numero 98 del mondo è un altro giocatore, rispetto a quello che solo nel 2020 riusciva ad approdare al numero 3, con malcelate ambizioni di salire ulteriormente. L'infortunio (grave) al polso è un'attenuante forte, che non si può trascurare. Ma al netto di quel periodo di stop, Domi ha saputo trovare la forza per tornare in campo e mantenere le ambizioni di un tempo, senza però il supporto dei risultati
02 gennaio 2024
La giornata è tutta per Nadal, certo. Ma due parole le merita pure lo sconfitto. Due parole che però non suonano troppo bene, per Dominic Thiem: quale destino? Già, Domi. Perché hai voglia a dire che Rafa è tornato (e in fondo fa piacere saperlo competitivo), ma questo Nadal non può che essere ancora un lontano parente della stella che fu. Del resto un anno di stop non è semplice da affrontare per nessuno, nemmeno se sei un Big 3.
Però Thiem non ne ha saputo approfittare, giocando un match onesto ma timido, come gli era accaduto diverse volte nel corso del 2023. Partite a tratti incoraggianti, seguite da parole di speranza, ma con la sconfitta a fare da spiacevole compagna: basta ricordare i match con Tsitsipas a Madrid e a Wimbledon, per capire. Dominic ha perso il suo tennis e ha perso il suo istinto di campione capace di vincere uno Slam. Ma soprattutto, oggi, sembra fuori dal tempo.
Sarà colpa di quel rovescio a una mano che sì, ogni tanto incanta ancora ma poi spesso lo penalizza (con Rafa è accaduto spesso che Thiem non riuscisse a chiudere). Sarà colpa della fiducia ormai sotto i tacchi. Sarà quel che sarà, ma l'attuale numero 98 del mondo è un altro giocatore, da quello che solo nel 2020 riusciva ad approdare al numero 3, con malcelate ambizioni di salire ulteriormente. L'infortunio (grave) al polso destro è un'attenuante forte, che non si può trascurare. Ma al netto di quel periodo di stop, Domi ha saputo trovare la forza per tornare in campo e mantenere le ambizioni di un tempo. Quante volte lo abbiamo sentito dire, in questi mesi, frasi come 'sto per rialzarmi', 'mi sento bene', 'non vedo l'ora di tornare in alto'. Ebbene, oggi qualsiasi parola diventa vuota, di fronte ai risultati che non arrivano.
Al di là dei top 100 ormai in bilico (non in pericolo a brevissimo, a meno di tanti progressi dei giocatori alle sue spalle), ci sono i tornei a raccontare la crisi. L'unica eccezione, lo scorso anno a Kitzbuhel, sulla terra di casa, con una finale (persa da Baez) che fu una sorta di illusione. Austria a parte, il 2023 di Thiem parla di una semifinale, tre quarti di finale e 12 secondi turni, con il contorno di 11 eliminazioni all'esordio. Siccome non parliamo soltanto di Tour maggiore, bensì pure di circuito Challenger, la statistica è ancora più preoccupante. Qualche lampo c'è pure stato: detto dei buoni match con Tsitsipas, è giunta pure una vittoria contro Stan Wawrinka su un palcoscenico importante come quello di Parigi Bercy, ma quei lampi sono stati appunto troppo veloci, per poter dire di aver rivisto il vero Thiem.
Il rischio concreto, oggi, è che il 'vero Thiem' non lo rivedremo più. Anche perché da quando si è fermato per l'infortunio a oggi non è che gli altri siano stati fermi. Al contrario: oggi il vertice del ranking si è popolato di giovani rampanti che di fronte a Thiem sembrano tennisti provenienti da un'altra dimensione. Per ritmo, velocità degli scambi e delle idee, efficacia nei momenti chiave. A Dominic resta l'amore per il gioco, quello che ogni collega gli riconosce, Andy Murray su tutti. “Ha bisogno di vincere qualche match importante per ritrovare la fiducia e cambiare direzione”, diceva Andy a proposito dell'austriaco un annetto fa. Parole, ancora una volta, non corroborate da un sostegno concreto, visto che qualche match potenzialmente significativo è stato messo in cascina, senza tuttavia che questo abbia rappresentato un momento di svolta.
Ora: la carriera di Domi, 30 anni, potrebbe pure finire domani e sarebbe una carriera di lusso. Ma l'ipotesi del ritiro non sembra nemmeno all'orizzonte, per diversi fattori. Il primo: oggi 30 anni non sono niente, rappresentano una specie di giro di boa della carriera, nulla più. Il secondo: Thiem adesso è perfettamente integro e non è (più) il fisico il suo problema. Il terzo: tornando all'amore dell'ex numero 3 al mondo per il suo lavoro, questo stesso amore lo porterà presumibilmente a provarci fino all'ultima possibilità, fino a che le energie fisiche e mentale resteranno vive. Di fronte, ci sono due ipotesi. Una seconda parte di vita sportiva nell'anonimato ma con qualche sprazzo di luce di quando in quando, magari nei tornei 250. Oppure un crollo verticale e una discesa che lo porti a frequentare i Challenger, magari per risalire poi. Non sarebbe il primo campione, che fa questo percorso, e non sarà l'ultimo. Qualsiasi altro pensiero, manie di grandezza incluse, al momento sembra utopia.