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L'austriaco, che nel 2020 trionfò agli Us Open, ha spiegato dai suoi profili social i motivi che l'hanno spinto a ritirarsi dal Challenger di Napoli: "Ma all'Estoril conto di esserci". Il ruolo delle palle da gioco nei frequenti infortuni a polsi, gomiti e spalle
27 marzo 2024
Non c'é pace per Dominic Thiem. L'ex n.3 del mondo, capace nel 2020 di imporsi agli Us Open e di spingersi in finale sia agli Australian Open che alle Atp Finals, ha fornito un aggiornamento sulle sue condizioni all'indomani del ritiro dal Challenger di Napoli e a due mesi dalla sconfitta al primo turno patita quest'anno a Melbourne contro Felix Auger-Aliassime.
E' ancora una volta il polso a tormentarlo, lo stesso polso che tre anni fa lo costrinse a saltare quasi tutta la stagione condizionandone poi il rendimento negli anni successivi e che si credeva finalmente guarito: "Ci sono state molte speculazioni nei giorni scorsi e per questo ho deciso di fare chiarezza via dai miei social media così da condividere con voi la verità - ha esordito Thiem nel video da lui postato - Come sapete, dopo gli Australian Open ho ripreso ad allenarmi con mio padre. Abbiamo fatto quello che facevamo quando ero più piccolo, allenamenti che mi hanno indubbiamente fatto bene: intensità, molti colpi e molte ore trascorse in campo".
"Sfortunatamente - ha poi precisato - poco prima del Challenger in Ungheria (a Szekesfehervar, dove perse al primo turno contro Michalski) il polso ha ripreso a darmi dei problemi. Ho avvertito le stesse sensazioni che avevo avvertito tre anni fa quando tornai dall'infortunio. Una strana sensazione sfociata nelle ultime settimane in vero e proprio dolore. Si tratta di una leggera infiammazione ed è per questo che ho deciso di non prendere parte al Challenger di Napoli. Per il momento ho deciso di diminuire l'intensità: mi allenerò di meno e per meno tempo, e ci sono buone chance che io possa essere al via dell'Estoril Open (Atp250, 1-7 aprile). Il piano è questo e tornare a giocare lì è il mio obiettivo".
Tra i motivi della possibile ricaduta accusata dall'austriaco potrebbe esserci il continuo cambio di palle da gioco in cui incappano i giocatori del circuito ad ogni torneo. Una richiesta d'uniformità, in tale senso, è da tempo sul tavolo dei vertici dell'Atp. Polso, gomiti e spalle sono le articolazione più esposte a questo tipo di rischio e da Pablo Carreno Busta a Taylor Fritz fino a Nick Kyrgios, sono stati molti i giocatori a sottolineare quanto i continui cambi di palle abbiano contribuito a innescare infiammazioni e infortuni dagli incerti tempi di recupero.
L'ultima pagina di questo dibattito è stata scritta proprio in questi giorni in cui si sta chiudendo il Sunshine Double, primi due Masters1000 della stagione giocati con due marche diverse di palle: Penn e Dunlop. E al coro dei delusi questa volta si sono aggiunte anche le voci di Jessica Pegula, Daniil Medvedev e Iga Swiatek. Ma invano. Ciascun torneo decide per sé e in virtù di accordi commerciali quali saranno le palle che verranno utilizzate nel corso dell'evento. Pecunia non olet, direbbero gli antichi. Che poi logorino o sfibrino tendini e giunture, è solo una questione di scarso adattamento.