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Raul Brancaccio ha raccontato le offese ricevute durante la partita persa contro Herbert a Napoli da tifosi che avevano puntato contro di lui. Ha ringraziato Berrettini per la solidarietà mostrata e invitato l'ATP ad aumentare i controlli per espellere chi punta in diretta dalle tribune
di Alessandro Mastroluca | 28 marzo 2024
Raul Brancaccio non ci sta. Quello che è successo al Challenger di Napoli, ha spiegato a freddo in un'intervista al quotidiano "la Repubblica" lascia rabbia e dolore. Il 26enne di Torre del Greco ha perso all'esordio contro Pierre-Hugues Herbert, che ha salvato sette match point, con belle volée, servizi vincenti e anche uno smash steccato sulla riga. Ma non è la sconfitta il cruccio di Brancaccio. E' la marea, ha detto, di "insulti minacciosi, di parole irripetibili, di urla scomposte ad ogni punto. E tutto contro di me. A Napoli, praticamente in casa mia, ho capito subito cosa stava succedendo. È stato un inferno" ha detto Brancaccio.
La motivazione, ha ammesso, è chiara. "Qualcuno aveva puntato soldi sul tennista francese (che, voglio chiarirlo, non c’entra assolutamente nulla con tutto questo) e non poteva credere che li stesse perdendo". Brancaccio, che già si era sfogato con un post di fuoco sui suoi profili social, ha rivelato di aver ricevuto tanti messaggi di solidarietà, come quello di Matteo Berrettini. "Mi ha consolato per la sconfitta scrivendomi che anche a lui è successo addirittura di non sfruttare ben 12 match point e mi ha invitato ad andare avanti e a non badare a quella gente che mi urlava contro perché col tennis non c’entra nulla".
Brancaccio non è certo il primo, e possiamo dirlo con ragionevole certezza non sarà l'ultimo, a subire offese e insulti da parte di scommettitori che attaccano sui social giocatori e giocatrici su cui avevano puntato e che invece sono stati sconfitti.
Brancaccio ha invocato una presa di posizione più forte da parte dell'ATP, che organizza e gestisce anche i tornei Challenger come la Napoli Tennis Cup. Ma gli accordi con i bookmaker legali e con le società che forniscono i dati (livescore e statistiche) e producono gli incontri di migliaia di partite di tornei ATP e WTA, Challenger e Futures, valgono decine di milioni di dollari. In più il semplice atto di puntare su una partita attraverso un bookmaker con regolare licenza, se non fa parte di un'operazione che ha lo scopo di truccarne l'esito, non si può considerare di per sé illegittima per un semplice spettatore (lo è invece per i giocatori e per chi fa parte dei loro team).
Non è formalmente illegale nemmeno puntare live dal campo, che potrebbe essere quanto stavano facendo gli spettatori che hanno attaccato Brancaccio e iniziato a lanciare cori e incitamenti per Herbert dalla seconda metà del secondo set. Peraltro, nessuno ci dice che quegli spettatori non abbiano scommesso fuori dall'impianto e poi sono andati in tribuna.
Chi lo fa cerca di sfruttare l'intervallo di tempo tra la conclusione del punto e la sua registrazione per puntare in diretta su un punto già concluso, con profitti certi. Anche se gli stessi bookmakers stanno sempre più aumentando i tempi per la registrazione delle puntate live in modo da annullare questo vantaggio tecnologico. ed è per questo che comunque la International Tennis Integrity Agency manda suoi uomini ai tornei proprio con l'obiettivo di scoprire chi punta dal campo.
"L’Atp - ha dichiarato Brancaccio - deve iniziare a fare controlli severi durante le partite mirati a scoprire chi scommette in diretta, deve mandare in giro del personale qualificato pronto a intervenire e a cacciare questa gente dagli spalti e dai circoli. Questo schifo deve finire". Se però queste persone hanno scommesso prima della partita o fuori dallo stadio, e poi vanno in tribuna e tifano contro, è impossibile trovare una motivazione per intervenire e cacciarli. I problemi legati alle scommesse e al loro utilizzo ci sono, pensare che le scommese siano il problema non li risolverà.